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sabato 31 marzo 2012

Guido Baldessari - Pinocchio 2000

GUIDO BALDESSARI, 1969, VENEZIA

Guido Baldessari è nato a Venezia nel 1938, dove vive e lavora in Cannaregio 880/H.
Dipinge dal 1954.
Attivo dal 1963, ha partecipato a manifestazioni nazionali ed internazionali.
Opera nell’ambito del campo artistico dedicandosi a ricerche cromatiche, sulla modulazione della luce e sulla percezione dinamica della forma in divenire.
Svolge nuclei visivi ridotti nel chiuso giro di immagini in formazione, analizza verità e argomenti del cosmo, assurde e inedite catene di allucinanti apparizioni proiettive.
Il tutto esplorato con materie essenziali e in una purezza simultanea di stesure argentee di percezione spazio-fenomeniche che puntualizzano una metafora della realtà interiore e i circuiti genetici e mobili di una elaborazione strutturale in divenire.
Agli inizi degli anni ’50 frequenta i corsi liberi dell’Istituto d’Arte di Venezia e nel 1959 entra come disegnatore nello studio di pubblicità Alfa Studio.
Nel 1962 inizia a lavorare al Teatro La Fenice come scenografo e dal 1974 diventa responsabile del settore arredamento – attrezzeria - scultura.
Nel 1965 aderisce al gruppo “DIALETTICA delle TENDENZE” formato dal critico d’arte Domenico Cara e diventa artista della “GALLERIA NUMERO” di Fiamma Vigo.
"NUMERO", con l’omonima rivista e le gallerie fondate a Firenze, Roma, Milano e Venezia, rappresentò un fenomeno culturale di grande rilievo e un punto di riferimento importante per artisti ed intellettuali italiani e stranieri, protagonisti delle ricerche artistiche di avanguardia.
Nel 1981 vince il primo premio nella sezione “Figurazioni geometriche” della Iª Rassegna di Arti Visive “Città di Mestre”.
Nel 1982 è uno dei fondatori del Gruppo “MATERIA PRIMA”, movimento artistico che per la sua alta qualità e per i suoi proponimenti è stato uno dei punti di riferimento del panorama artistico veneziano degli ultimi anni.
Nel 2002 inaugura la biblioteca della Municipalità di Marghera con la mostra “PINOCCHIO 2000”.
Diciotto tavole che compongono gli episodi fondamentali delle avventure di Pinocchio.
Nel 2005 partecipa, con la mostra del gruppo Materia Prima intitolata “CREARE L’IMMAGINARIO”, alla 51ª Esposizione Internazionale d’Arte organizzata dalla Biennale di Venezia.
Nel 2009 è presente, partecipando all’evento collaterale “Krossing – Immaginodromo”, alla 53ª Biennale di Venezia.


Biografia e foro dell'artista tratta dal sito : http://www.guidobaldessari.it/index.html


Le tavole della mostra "Pinocchio 2000" con cui nel 2002 l'artista ha inauguriato la biblioteca della Municipalità di Marghera si possono vedere ai seguenti link:

martedì 17 maggio 2011

Le bugie di Enrico Colombotto Rosso


Enrico Colombotto Rosso

Enrico Colombotto Rosso nasce a Torino nel 1925.
Nel 1948 incontra Mario Tazzoli con cui più tardi aprirà, sempre nel capolougo piemontese, la galleria Galatea che tratterà artisti del calibro di Giacometti, Bacon, Balthus.
Quelli che saranno i temi dominanti della sua pittura sono anticipati dalla “piccola storia per un bambino che aveva grandi orecchie e piccole zampe”, che scrive in questo stesso periodo e sarà pubblicata più tardi con il titolo di “Storie di Maghe per adulti”.
Nel 1950 compie il suo primo viaggio a Parigi, dove incontra Leonor Fini, Stanislao Lepri, K.A. Jelenski, già alla ribalta della scena internazionale e molto vicini a lui per tematiche e espressione artistica.
Queste amicizie dureranno tutta la vita.
Poi Vienna, Siviglia e gli Stati Uniti costituiscono per l’artista altri importanti punti di riferimento dove ha occasione di conoscere e stringere amicizie nell’ambiente artistico con grandi personaggi.
Nel frattempo espone nelle più importanti gallerie europee e statunitensi con mostre personali ed è regolarmente presente con le sue opere agli appuntamenti d’arte importanti, sia in Italia che in altri Paesi europei e negli Stati Uniti.
Si cimenta altresì nel cinema e nel teatro disegnando scene e costumi, ad esempio nel 1970 per l’opera teatrale “Le jeu du massacre” di Jonesco per il Teatro Stabile di Torino e per la “Danza di morte” di Strindberg.
Tra i primi critici e letterati che si sono interessati della sua opera, fin dagli anni Cinquanta, si trovano nomi di primo piano quali: Marziano Bernardi, Giuliano Briganti, Giovanni Carandente, Luigi Carluccio, Libero De Libero, Alain Jouffroy, Aldo Passoni, Giovanni Testori.
Nel 1991 lascia Torino per stabilirsi definitivamente a Camino, provincia di Alessandria, dove inizia una nuova vita di intenso lavoro artistico, mentre si occupa meno del mercato e dell’attività espositiva.
Realizza opere molto grandi, come il disegno alto due metri e lungo un chilometro.
È in questo momento che si libera totalmente delle esigenze del mercato ed ha così la possibilità di creare solo opere di carattere museale, non solo per le grandi dimensioni, ma soprattutto perché sono totalmente e autenticamente quelle che la sua immaginazione crea senza condizioni: sono immagini molto forti e spesso crude, se non violente per i colori, gli accostamenti (rossi sanguinei, neri, argenti) e le espressioni delle figure che “urlano” tutto il dramma interiore inconfessato dell’umanità.
Tra le  numerosissime mostre che Colombotto Rosso, uno dei massimi esponenti della pittura italiana contemporanea, ha tenuto nella sua carriera artistica, ha rivisitato l'opera collodiana nella personale dal titolo "Le bugie di Enrico Colombotto Rosso".

Alcune illustrazioni a china delle molte che erano esposte si possono vedere al seguente link:
http://www.mylivegallery.com/30292-2076630463-31.html